Che pizza!

Sono una napoletana anomala, l’ho detto tante volte. Chiedimi di chiudere gli occhi e pensare a cosa vorrei mangiare prima di cominciare una dieta severa che si protragga nel tempo, e io ti chiederò un uovo in cocotte con una dose generosa di tartufo nero di Norcia, o una bella porzione di canederli allo speck.
Vivo tranquillamente senza ragù, sono capace di non mangiare la genovese per anni e, lo confesso, nutro una sincera antipatia per la pizza fin da quando ero bambina.
Quella base gommosa, quel pomodoro acido e sempre troppo liquido, quel fior di latte che finiva con l’annacquare ulteriormente la salsa e rendere la pizza ancora più molliccia, sono stati l’incubo della mia infanzia. Ogni volta che un’amichetta voleva festeggiare il proprio compleanno in pizzeria, a me veniva l’ansia già dalla settimana precedente e puntualmente fingevo di sentirmi male per non partecipare.
Insomma, chi l’avrebbe mai detto che poi – giunta ormai nel mezzo del cammin di nostra vita – fra me e la pizza sarebbe scoppiato l’amore?
Non credo di essere cambiata io, quella che è davvero cambiata è lei e il merito di questa metamorfosi va a una generazione di pizzaioli che ha puntato sull’altissima qualità delle materie prime, su uno studio attento dell’impasto, e una cura particolare per la lievitazione.
Uno di questi è Ciro Salvo, fanatico delle farine e delle lunghe lievitazioni, da oggi a Napoli, in piazza Sannazaro, alla guida della pizzeria 50 kalò.
Così oggi a ora di pranzo ho lasciato che i miei colleghi si avviassero mestamente verso la mensa mentre io invece salivo in vespa e puntavo verso piazza Sannazzaro, decisa a godermi un assaggio di quella che, ne sono certa, diventerà la pizza di riferimento per chi abita fra Chiaia e Posillipo, la pietra di paragone con cui misurare tutte le altre.
Arrivo che in tavola c’è un ripieno bianco e ne assaggio un pezzetto ormai tiepido ma, meraviglia assoluta, l’impasto è ancora morbido, cedevole. Avvolge il palato con un sapore rotondo che ben si sposa con il velluto della ricotta.
A seguire arriva la Pizza dell’Alleanza, in cui il fior di latte di Agerola si fonde con i sapori ben netti del lardo di Colonnata, del conciato romano, della cipolla ramata di Montoro.
Pasquale, uno dei camerieri di 50 kalò, tutti sorridenti, solerti e così veloci da dare l’impressione di volare fra i tavoli, mi chiede cos’altro voglia assaggiare. Facciamo un rapido referendum e optiamo per una marinara, una pizza con pomodori del piennolo e provola, e una classica margherita.

Mi rimetto in vespa per tornare al lavoro e penso a mia madre, che da anni ormai esprime il desiderio di mangiare una pizza che sia buona, ma buona davvero. Domani la porto a pranzo da Ciro al 50 kalò, perché, incredibile a dirsi, la pizza buona davvero adesso ce l’ha a 500 metri da casa. 
Anzi, una pizza più che buona.
La migliore che io abbia mai mangiato.
50 kalò
Piazza Sannazzaro, 201/B
Napoli
Tel. 081 19204667

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3 risposte a "Che pizza!"

  1. Ciao Benedetta! Anch'io sono una napoletana un po' anomala…pensa che non ho mai assaggiato una cozza o una vongola o peggio ancora il polipo…Ormai da metà vita abito a verona ma quando torno a Napoli a trovare mia mamma e i miei amici sono sempre alla ricerca di una buona pizza e da 50 Kalò proprio non ci sono mai andata! Mi hai fatto venire una voglia pazza…quando ero a Napoli abitavo al parco della Rimebranza e lavoravo a Piazza Piedigrotta, quindi conosco la zona come le mie tasche, leggerti mi ha fatto venire tanta nostalgia. Appena vengo giù so già quale sarà la mia sosta obbligata! Grazie per avermela fatta conoscere e complimenti ti leggo sempre con immensa simpatia! Ciao…..Sandra

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