Le cose cambiano

È sabato mattina, diluvia, ho la febbre e devo pagare l’iva. In una situazione normale tutto ciò sarebbe già ampiamente sufficiente a rovinarmi il fine settimana, ma queste cose improvvisamente diventano quisquilie quando capisco che quella che mi accingo ad affrontare non è una situazione normale. Quella che mi accingo ad affrontare è la giornata del cambio di stagione.  
Lo so, lo so. Non sono la sola. Il cambio di stagione è uno di quei mali che affliggono chiunque non possegga una capiente cabina armadio (è il caso del signor Bobobò), o non abbia al suo servizio una cameriera personale in stile Downton Abbey, ma vi garantisco che nel mio caso si tratta di un vero e proprio cataclisma, che ci travolge e stravolge per almeno due o tre giorni.

In casa Gastronomica, il luogo deputato alla conservazione degli abiti – ma anche alla conservazione di tutto ciò che non trova altra collocazione in casa: la mia collezione di macchine per scrivere, i pezzi di ricambio dell’Honda four del consorte, l’albero di Natale, il catino di zinco che riempiamo di ghiaccio e bottiglie di birra quando facciamo le feste – è il micro soppalco in legno del mio micro studio di 1,80 x 1,60 cm.

Anche solo per raggiungere il suddetto soppalco, bisogna avere una preparazione atletica che io, seppure mi allenassi quotidianamente da qui alla fine dei miei giorni, non potrei mai avere. Bisogna issarsi su uno scaletto, tenersi in equilibrio sull’esile sbarra di legno che ne unisce le sommità, ben oltre la minuscola piattaforma finale, e poi spiccare un salto alla Sotomayor per scavalcare la ringhiera del soppalco la cui apertura, ovviamente, non si trova in corrispondenza dell’unico punto in cui si può posizionare la scala.

Pertanto ad arrampicarsi sul soppalco, novello spiderman, è il prestante consorte che, un po’ rattrappito a causa della distanza esigua fra pavimento e soffitto, cerca di farsi largo a colpi di machete in quella selva oscura di scarpe, vestiti, valigie e chi più ne ha più ne metta.

Fortunatamente con gli anni la tecnologia ci è venuta in soccorso così, mentre prima si perdevano decine di minuti preziosi in spiegazioni incomprensibili su ciò che si cercava e su ciò che invece si trovava, con conseguenti liti feroci e accuse reciproche, adesso il consorte fotografa con il cellulare il marasma del soppalco, mi manda la foto su whatsapp, io la guardo, individuo ciò che mi serve, ingrandisco il dettaglio con instagram, e invio la nuova immagine al consorte, sempre su whatsapp.

Quando poi la parte 2.0 del nostro cambio di stagione è ultimata, cominciano le fatiche vere. Il consorte svuota il soppalco passandomi le grucce con i vestiti, che io prelevo con un bastone uncinato da armadio, e le scatole delle scarpe in enormi borsoni Ikea, che poi mi cala con una corda. Io spargo tutto amenamente in giro per la casa, poi si procede all’inverso: io svuoto gli armadi mentre lui attende sul soppalco, e poi gli mando su con il bastone le grucce dei vestiti e le altre cose.

Insomma, un lavoraccio. Quest’anno poi il consorte ha deciso che non se ne poteva più, che qualcosa bisognava gettare via, e ha quindi svuotato interamente il soppalco – stabilendo anche che non è affatto piccolo e che se decidessimo di utilizzare il garage di casa di mia madre per il cambio di stagione, lui sul soppalco potrebbe farci un piccolo studio per sé -, invaso la casa con l’impossibile e l’improbabile, per poi concludere che no, purtroppo non c’era nulla da buttare.

Mentre fuori infuriava la pioggia, ma anche il giorno dopo, quando invece fuori brillava il sole, la nostra casa versava in questo stato…

il famigerato soppalco

comincia l’invasione del mio studio

poi viene invaso anche il soggiorno

la jungla nella quale il consorte si fa largo a colpi di machete

il comodo accesso al soppalco
Va da sé che in una situazione del genere quello di cui si ha più bisogno è qualcosa che ci dia un po’ di conforto, e per me, in tema di comfort food, non c’è nulla, ma proprio nulla, che funzioni meglio di una sana, profumata, deliziosa torta di mele.
Torta di mele
per una teglia di 22 cm di diametro

150 g di farina 0
150 g di zucchero
1 uovo e 1 tuorlo
100 ml di latte intero
125 g di yougurt bianco naturale
1 bustina di lievito per dolci
1 pizzico di cannella
1 pizzico di sale
la buccia grattugiata di un limone e il suo succo
600 g di mele private della buccia e del torsolo
50 g di uva sultanina
50 g di pinoli
50 g di zucchero di canna
olio e pan grattato qb

Sono pronta a scommettere che più o meno in ogni famiglia si tramandi la ricetta di una torta di mele come questa. Fatta con poco, veloce da preparare, con quell’aspetto rustico dei dolci di casa, ma che porti con sé anche la dolcezza di un sapore che ci è noto da sempre e che si mescola, nella memoria, al ricordo di una nonna (nel mio caso di una bisnonna) che profumava di colonia Roger & Gallet.

Per molti di voi quindi non starò rivelando nulla di nuovo, ma per quei pochissimi che invece non hanno una torta di mele fra i tesori gastronomici di famiglia, vi assicuro che questa sarà la svolta.

Procedete così: accendete il forno a 180°, rivestite il fondo di una teglia a cerniera con la carta forno, spennellatene i bordi con l’olio e cospargeteli di pangrattato. Tagliate poi le mele in fettine molto sottili, cospargetele con il succo di limone per non farle annerire, e mettete in ammollo l’uvetta. In una ciotola capiente, mescolate prima tutti gli ingredienti secchi (escluso lo zucchero di canna), quindi aggiungete il latte, lo yogurt e le uova sbattute. Aggiungete le mele dalle quali avrete eliminato il succo di limone in eccesso, l’uvetta strizzata, i pinoli, mescolate bene e sistemate tutto nella teglia. Livellate e cospargete la superficie con lo zucchero di canna. Cuocete per una quarantina di minuti e poi pazientate: questa torta è deliziosa se mangiata tiepida o, ancora meglio, fredda, magari il giorno dopo a colazione.

NOTE A MARGINE: Ieri c’era il sole, faceva un caldo estivo, e io sono uscita con una gonna di cotone dimenticata in un cassetto, un paio di sandali e un maglioncino di filo. Non ho parole.

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13 risposte a "Le cose cambiano"

  1. mia cara… come faccio a non adorarti? questo fine settimana sono uscita dal cambio di stagione.. la due giorni di arrampicamenti stile Manolo, lanci di scatole, tentativi maldestri di suicidio con franate e successivi atterraggi su caviglie impreparate.. credo che mi sia meritata lo spazio di una torta coccolosa come quella di mele… passerò dalla mia mamma per copiare la ricetta di famiglia… grazie!!In più oggi posso anche dire è un golosissimo lunedì :)un abbraccio cara!Ellen

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  2. Ellen, mi vergogno a dirlo, ma sono ormai passati quattro giorni e siamo ancora in pieno delirio. Secondo me con questa storia del cambio di stagione ci giochiamo anche il prossimo fine settimana. Quanto a te, sono lieta che le tue caviglie siano sopravvissute e spero che la torta ti abbia ricompensata di tutte le coccole che meriti.

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  3. Questo \”sei adorabile\” mi ha emozionata! Per la torta temporeggia ancora un po': fra due settimane è il tuo compleanno e ti recapito a casa la tua adorata New York Cheesecake. Quella sì che ti fa consolare!

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  4. Meno male che ci sei tu con i tuoi post! Hai fatto sembrare una passeggiata anche il mio cambio stagione.. ah: non avendo spazio a disposizione, ho le cose distribuite in quattro punti diversi della casa, per cui a volte mi capita di trovare le cose che mi servono solo con il cambio stagione successivo! 😉 Ciao Benedetta! :-*

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  5. Ah, se è per questo qui – dove pure i posti dove cercare non è che siano tanti – ci sono dei misteri irrisolti ormai da anni. Che fine ha fatto la tovaglia indiana comprata in francia? E le mie scarpe marroni con il plateau? Dove saranno finiti il completo da sci del consorte, il copriletto trapuntato, la mia camicia da notte vintage del corredo di mamma, la mia pochette bordeaux? E soprattutto, dove si è cacciato il coltellino da burro? (lo so, non c'entra niente con il cambio di stagione ma sto diventando matta). Sarà anche vero che la casa nasconde ma non ruba, ma per quanto mi riguarda nasconde davvero molto molto bene!

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  6. Incredibile, forse, ma non ho una torta di mele di famiglia. Ho le frittelle, ma non la torta. E poi il cambio di stagione, quello ce l'abbiamo un po' tutti. Non come il tuo, chiaro 😉

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  7. Ora non vorrei sembrare polemica, ma si dà il caso che la maggior parte dei capi d'abbigliamento presenti in casa appartenga al consorte. D'altra parte si sa che fra noi due è lui quello che passa ore davanti allo specchio per scegliere l'outfit da indossare. Meno male che io invece sono fatta di tutt'altra pasta, altrimenti, unendo le sue indecisioni sul vestiario alle mie, avremmo corso il rischio di arrovellarci per ore e non uscire più di casa.

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