Cena in Bianco di Torino: nostalgia canaglia

Sono una napoletana anomala. Mentre i miei concittadini si beano del sole che li scalda per gran parte dell’anno, dei bagni a mare alla Gaiola, della pizza e del caffè fatto con la macchinetta – appunto – alla napoletana, io anelo cieli cupi, fiumi che scorrono lenti al centro della città, gnocchi alla bava e cioccolata calda alla gianduia.

D’accordo, probabilmente le mie ascendenze danesi, che mi predispongono naturalmente ad avere un animo nordico, hanno un po’ influenzato il mio giudizio, ma se mi si chiede qual è la mia città del cuore, quella in cui vorrei vivere, non ho alcun dubbio: Torino.
Ci sono arrivata nell’ottobre del 1994, dopo aver deciso che il futuro che mi ero scelta non mi piaceva e aver capito che se si decide di sognare tanto vale farlo alla grande. Così, abbandonata l’idea di diventare un architetto che si sarebbe arrabattato per trovare lavoro, decisi di partecipare alla selezione per il master alla Scuola Holden dove, se mi avessero presa, sarei diventata una scrittrice che si arrabattava per trovare lavoro.
Nonostante ci sia arrivata nel momento peggiore, in piena alluvione (ma noi, per quanto possa sembrare paradossale, non lo capimmo. Semplicemente mia madre continuava a ripetere: “Madonna mia, quanto piove in questa città! Ma sei sicura di volerci vivere?) mi sono subito sentita a casa. È scesa in me quella calma interiore che, immagino, ti pervade solo quando sei nel posto in cui devi essere.
Torino è una città sorprendente, perché è completamente diversa da come la si immagina. Io prima di andarci la credevo grigia e austera, un po’ impettita, formale… invece è una città accogliente, stimolante, colorata. C’è sempre fermento a Torino, c’è sempre qualcosa da vedere, da fare, da ascoltare, da assaggiare.
Sono tornata a Napoli alla fine del 1996, dopo aver trascorso l’ultimo anno in dodici metri quadrati a Via Fratelli Calandra, angolo Piazza Cavour.  Dodici metri quadrati che per dodici mesi mi sono sembrati una reggia che aveva come giardino la piazza più bella e romantica che io abbia mai visto.
Da allora non ho mai più messo piede a Torino, e da allora non ho smesso neanche un attimo di desiderare di tornarci. 
La voglia di tornarci adesso è ancora più grande perché la città si sta preparando a un evento indimenticabile, che sono sicura resterà impresso molto a lungo nella memoria di chi vi parteciperà: la Cena in Bianco di Torino. 
Funziona così: attrezzatevi con eterei abiti bianchi, tavolini e sedie bianchi, stoviglie (rigorosamente bandite plastica e carta) bianche, magari candele bianche e cibi bianchi, mandate una mail  a cenainbiancotorino@gmail.com e restate in attesa. Il giorno prima dell’evento vi verrà detto a che ora e dove recarvi per apparecchiare in bianco, cenare in bianco, chiacchierare allegramente con gli altri candidi partecipanti e altrettanto allegramente sparecchiare e tornarvene a casa alla chetichella.
Io non ci sarò (anche se ho nell’armadio un abito bianco appena comprato), ma voi, Chiara, Lea, Giovanna, Mara, Giorgia, Viviana, amiche mie che siete lì, non perdete quest’occasione. Sono certa che non ve ne pentirete.

PASTA AL BURRO
Per due persone

180 g di pasta corta
40 g di burro
1/2 bicchiere di latte
50 g di parmigiano grattugiato
sale e pepe (in questo caso bianco)

Se a Napoli il burro è un eccezione, a Torino è (o almeno lo era quando ci vivevo io) la regola, perciò non ho avuto nessun dubbio per la ricetta da abbinare a questo post “in bianco”. Inoltre se c’è un piatto di cui sono davvero orgogliosa, quello è la mia pasta al burro che, nella sua essenzialità, non conosce vie di mezzo: o è ottima o è immangiabile. Eppure farla è davvero semplice, basta seguire alcune regole inderogabili che, nella mia immensa generosità, mi accingo a svelarvi.

Mettete a cuocere la pasta in acqua bollente e salata come fate di solito ma scolatela quado è a 2/3 della cottura. Rimettetela quindi nella pentola e aggiungete il burro e il latte tirati fuori dal frigo in quel momento. Mantecate energicamente fin quando il latte non si sarà asciugato (sarà necessario il tempo mancante alla cottura della pasta. Per esempio: se la pasta ha nove minuti di cottura, la scolate al sesto e la mantecate per altri tre minuti) quindi tirate via dal fuoco e aggiungete il parmigiano. Ancora qualche secondo di mantecatura e poi potete servire con l’aggiunta di un po’ di pepe.

La tempistica è tutto: mangiate la pasta quando è ancora bollente, è in quel momento che dà il suo meglio!

P.S.: Anche il consorte è un napoletano anomalo visto che si strugge per la sua amata Juve da quando era un bimbetto. Prima o poi lo porto a Torino, sono sicura che si sentirà a casa anche lui.

Published by

16 risposte a "Cena in Bianco di Torino: nostalgia canaglia"

  1. I ❤ U…. prima o poi ritornero' anche io a Torino magari insieme a te per guardarla con i tuoi occhi dato che le uniche due volte in cui sono stata lì in toccata e fuga con mio papà al Regio mi aveva fatto una cupissima impressione.

    Mi piace

  2. pensa che se i miei avessero avuto la tua stessa passione nel cambiare il loro futuro io, a quest'ora, sarei una torinese d'adozione…prima o poi ci ritorno anche io, nel frattempo l'idea di gustarmi un bel piatto di pasta al burro con i controc…i, nonostante i 35 gradi, mi garba assaje!

    Mi piace

  3. Non lo so, ma com'è che tu e il tuo papà in viaggio avete sempre esperienze poco felici? I rapinatori a Nizza, Torino cupissima… Circettina, se non mi posso muovere io vuol dire che a Torino ti ci manderò col consorte 🙂

    Mi piace

  4. Clara, guarda che il consorte l'ha mangiata per davvero. Per un maniaco della forma fisica come lui che, sprezzante del futuro dei suoi reni, si concede i carboidrati solo a colazione, quella era un'occasione da non perdere!

    Mi piace

  5. No, ma dimmi tu non è una coincidenza assurda che due giovincelle (va be', io molto meno giovincella di te) che non si conoscono e vivono a molti chilometri di distanza, trovandosi nell'impellenza di fare una foto in bianco scoprono contemporaneamente di non avere neanche una misera tovaglietta di quel colore e ripiegano entrambe sulla stessa tenda di Ikea che, guarda caso, entrambe avevano in un cassetto invece che alla finestra a fare il suo dovere di tenda? Secondo me è un segno del destino 🙂

    Mi piace

  6. E che non lo so che in fatto di gusti alimentari tu sei più nordica di me? (o più mediorentale di me, o più nordafricana di me… insomma, tutto tranne che ischitana!)Baci, mia cara

    Mi piace

  7. Tornerò sicuramente appena mamma RAI allenta un po' il suo abbraccio stritolante… però per allora vi radunate tutte e mi portate a fare un bel tour alla riscoperta di Torino!

    Mi piace

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: