Cronaca di un disastro evitato

A Carla e Daniela (rigorosamente in ordine alfabetico).
Domenica era il compleanno del consorte solo da un paio d’anni rassegnato ai festeggiamenti. Consultato sui suoi desideri, dopo lunga meditazione, ha deciso che gli sarebbe piaciuto invitare qualche amico a cena il sabato sera in modo da poter brindare a mezzanotte. Fin qui tutto bene perché,  a differenza della festa oceanica dell’anno scorso che mi vide ai fornelli per tre weekend di fila per preparare finger food per settanta persone (che poi ballarono scatenate fino alle 3 del mattino mettendo a serio rischio la stabilità dei nostri pavimenti), una cena si gestisce facilmente. Sollevata, felice e rincuorata dal fatto di poter, per una volta, festeggiare il suo compleanno con il conforto di un surreale clima settembrino, propongo un menu divertente: pizze fritte per tutti! Il consorte mi appoggia subito perché le pizze fritte, pur nella loro semplicità, sono una cosa che non si mangia poi così spesso. Sia mia madre che mio suocero sono due maestri delle pizze fritte. Mia madre perché impasta meravigliosamente bene, mio suocero perché la frittura per lui non ha segreti; eppure bisogna sempre pregarli neanche queste benedette pizze fritte fossero lingue di pappagallo. Invece stavolta io e il consorte decidiamo di abbondare e io mi lancio all’impasto di 2 chili di farina che, considerato che a cena saremo una decina di persone, dovrebbero garantire un discreto numero di pizze procapite. Sono più o meno a 3/4 dell’operazione quando succede il dramma: mi viene il colpo della strega.

Al mio urlo di dolore, mio marito impallidisce e io, guardandolo negli occhi, so immediatamente a cosa sta pensando. Ricorda, con terrore, il calvario vissuto quando ebbe a che fare la prima volta con il mio mitologico colpo della strega. Vivevamo nella nostra prima casa – una scatola da scarpe arditamente organizzata su due livelli – alla quale si arrivava arrampicandosi per 5 rampe di scale con l’alzata più alta che io abbia mai visto (cosa comodissima considerato che, oltre a tutto il resto, abbiamo tre cani che devono uscire tre volte al giorno) ma con il pregio di avere una vista meravigliosa su Capri. Mi blocco al piano di sopra mentre, in un impulso insano di casalinghitudine, sto spazzando il pavimento. Un piccolo tac della colonna vertebrale e rimango lì, praticamente paralizzata. Provo a raggiungere il telefono per avvisare il consorte (all’epoca solo precario convivente) e alla fine ci riesco, ma sono passate due ore e mio marito non è neanche raggiungibile. Nel frattempo mi scappa la pipì e il bagno è al piano di sotto e se ci ho messo due ore per fare il mezzo metro che mi separa dal telefono, quanto ci metterò per farne sette o otto compresi dodici scalini e arrivare al bagno? Capisco subito che devo desistere e penso che al più me la farò sotto, ma poi realizzo che il pavimento del soppalco è fatto di doghe semplicemente posate sulle travi e se me la faccio sotto la faccio letteralmente di sotto, cioè in cucina, più o meno sul tavolo già apparecchiato per la cena. La situazione è disperata e mentre penso di mettermi carponi e provare a strisciare sul pavimento pur di raggiungere il bagno, arriva il consorte che prima – ne sono sicura – pensa di lasciarmi finché è ancora in tempo per farlo, poi s’impietosisce e mi soccorre. Quella volta sono rimasta a letto quattro giorni, quattro lunghissimi giorni in cui mio marito ha imparato a fare le iniezioni (vai facile, che col sederone che mi ritrovo figurati se mi fai male!), a sistemare il letto con me dentro facendomi rotolare prima da un lato e poi dall’altro, a cucinare qualcosa di diverso dalla pasta con il tonno, a scortarmi con estrema cautela fino al bagno e a fare attenzione che il cellulare non fosse mai fuori campo.

La sola ipotesi che la situazione si ripetesse proprio in concomitanza del suo compleanno, evidentemente ha terrorizzato la mia metà che, quasi fosse un mantra,  ha cominciato a ripetermi “nobenenodimmidinotipregodimmidino!”. Era prontissimo a rinunciare a festa, pizze e invitati pur di scongiurare il rischio che mi paralizzassi del tutto costringendolo a farmi da infermiere. Mi ha fatto una tenerezza tale che l’amore ha prevalso sul dolore e ho deciso di correre ai ripari. Immobile, ma col piglio di un generale (non a caso mia madre mi chiama Patton) e la convinzione che the show must go on, ho rapidamente riorganizzato la serata dando istruzioni al festeggiato su come finire di impastare e porzionare l’impasto per metterlo a lievitare quindi gli ho chiesto di reclutare due mie amiche che, un paio d’ore prima della cena, venissero a dargli una mano a imbottire e friggere le pizze seguendo le mie direttive.  Con il loro arrivo, la casa è entrata di colpo in un clima natalizio, quello in cui tutti danno una mano, sono gentili, si divertono… insomma, siamo passati da “Scene da un matrimonio” a “La vita è meravigliosa” e alla fine tutto è andato come mio marito avrebbe voluto che andasse, anzi anche meglio vista l’avvenenza e la simpatia delle soccorritrici.. È solo grazie a loro che questo post, sia pure con un increscioso ritardo dovuto a colpo della strega e cervicale, può essere finalmente pubblicato ed è a loro che, a ragion veduta, è quindi dedicato.

CALZONCINI E PEZZENTELLE
Per 60 pizze

IMPASTO
2 kg di farina 00
1 litro di latte
150 ml di olio EVO
3 cubetti di lievito di birra
acqua tiepida q.b.
sale

RIPIENO
1 kg di ricotta romana
600 g fiordilatte
100 g parmigiano grattugiato
250 g salame napoletano a cubetti
pepe

SALSA
1 kg pomodori San Marzano
Basilico come se piovesse
olio EVO
sale e zucchero (la punta di un cucchiaino)

Olio di arachidi per la frittura

Impastare la farina con il latte tiepido, l’olio, il lievito sciolto in un dito d’acqua tiepida e il sale (avendo cura di non farlo entrare direttamente a contatto con il lievito). Aggiungere tanta acqua quanta ne serve per avere una massa compatta ma morbida e lavorare a lungo, fino a quando non si ottiene un impasto omogeneo ed elastico. Porzionare in palline ottenute strozzando l’impasto fra il pollice e l’indice della mano destra (o sinistra se siete mancini ;-)), disporle su un vassoio coperto da un canovaccio, spolverarle di farina, ricoprirle con un altro canovaccio e lasciarle lievitare per un paio d’ore.

Preparare il ripieno dei calzoncini passando al setaccio la ricotta (io me la sbrigo con lo schiacciapatate) e mescolandola al parmigiano grattugiato, al fiordilatte tagliato a dadini (meglio tagliarlo a dadini il giorno prima e conservarlo in frigo di modo che in cottura non perda troppo latte) e al salame napoletano. Condire son abbondante pepe nero macinato al momento.

Preparare la salsa un po’ come vi pare. Mia mamma fa quella all’olio usando solo il concentrato di pomodoro, io preferisco la salsa al filetto di pomodoro usando i San Marzano ma davvero non ci sono regole, si possono addirittura tagliare a pezzetti dei pomodori maturi e non cuocerli affatto. L’importante è che la salsa sia fresca e profumata, insomma eviterei il ragù.

Quando l’impasto sarà lievitato, spianare le palline allargandole con le mani e farcirne la metà con una cucchiaiata di ripieno per poi ripiegare l’impasto su se stesso e siggillare bene i bordi formando così i calzoncini. Friggere sia i calzoncini che le pizze semplicemente spianate e non farcite in olio ben caldo finché non saranno dorate e condire le pezzentelle (cioè le pizze senza imbottitura) con una cucchiaiata di salsa, una spolverata di parmigiano e una foglia di basilico fresco.

Di norma non ci sono superstiti.

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9 risposte a "Cronaca di un disastro evitato"

  1. @circe: sì, mi ripresi (merito anche di una sonora mandata a quel paese da parte della dottoressa) sia dal mal di schiena che dalla cervicale (che però ancora un po' incombe).

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  2. Caspita quanto mi dispiace!! Capisco perfettamente, spesso a casa è mio padre che rimane bloccato e ogni volta è una tragedia! Sono felice che poi i festeggiamenti sono andati bene! Un abbraccio e buonissima serata

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  3. Cara, che bello! Penso sia il post più bello fino a ora ecco! E poi La Vita è Meravigliosa lo adoro e il fatto che tu abbia fatto questo paragone mi rende addirittura orgigliosa!A friggere poi mi sono molto divertita e… pure a mangiare!! ahahah! Che goduria!! Ma ora sarà il mio consorte a gridare vendetta per essere arrivato giusto due giorni dopo!

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  4. Quelle pezzentelle lì mi fan tenerezza al solo sentirne la pronuncia 🙂 te, mi piaci parecchissimo (e detto da una notoriamente, ehm, come dire, rompicocoones, è tutto dire fare baciare lettera testamento).Ipsa- che sarei io-, ad imperitura memoria,sentenziò

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  5. @marifra: grazie della solidarietà 🙂 Un abbraccio forte anche a te.@Daniela: Grazie ancora per l'aiuto tempestivo, sei la panzarottara più provocante che si sia mai vista. Sofia Loren ti fa un baffo!@Reb: ma lo sai che non credo di piacere parecchissimo neanche a quel sant'uomo del gentile consorte? Tu mi lusinghi, cara! E, fra l'altro, \”Donne, è arrivato l'arrostino!\” è un titolo meraviglioso per un post

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  6. Sono commossa…..Ti leggo da Helsinki, e rivedendo le foto che sono riuscita a scattare prima che si avventassero sulle mitiche pizze mi sta venendo un'acquolina…..slurp……Qui si mangia una merda…..Dopo 10 giorni a fotografare solo persone e cibo, ora qui si fotografa solo l'architettura…..Oggi all'auditorium di Alvar Aalto ti ho pensato……Grazie per averci dedicato questo post….È stato un piacere….Ma devi postare anche la foto degli aperitivi composti sotto la tua direzione!!!!Baciiiiiiiii Carla

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  7. Maro', vorrei sprofondare, senza essere necessariamente superstite, in uno strato spesso di calzoncini e pezzentelle. Ma che dovizia e chiarezza nello scrivere le ricette… Sei in gamba. Un bacio. Andrea.

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