Gavetta

Nonostante avessi studiato sceneggiatura, entrare nel favoloso mondo della soap opera fu un po’ disorientante. Significò gettare a mare molte delle mie conoscenze e predispormi a imparare tutto daccapo, a cominciare dalla terminologia. Fino a poco tempo prima che io cominciassi a lavorare, l’head-writer era un australiano e quindi il brainstorming si faceva in inglese. Tutti – anche quelli che con “the pen is on the table” avevano esaurito la conoscenza dell’inglese e quindi erano costretti a millantare – si dovevano adattare e, pian piano, finirono col creare una lingua tutta loro, fatta di acronimi e italianizzazioni, che a me risultava incomprensibile quanto il sanscrito.

Non era strano – e purtroppo ancora non lo è –  sentire frasi di questo tipo: “Picappa la scena precedente, bildappa i personaggi, crea un po’ di URST, rafforza la tag e chiudi con un LOTS”. Un delirio e, siccome nessuno mi spiegava niente e io niente potevo chiedere per non fare la figura dell’incompetente, per i primi tempi dovetti necessariamente andare a tentoni. Non so cos’avrei dato, in quelle prime settimane, per trovare anch’io una stele di Rosetta che mi permettesse di comprendere rapidamente quella lingua sconosciuta!  Dovetti mettere su un’operazione di intelligence lanciando occhiate furtive agli appunti dei miei colleghi per carpire qualche indizio prezioso e addirittura gongolavo (altro termine usato, credo, solo nella soap) quando riuscivo a tradurre in italiano corrente una parola nuova.

Sicuramente la parte più dura della mia gavetta è stata questa e oggi che sono passati più di dieci anni e ho scritto circa 9.500 pagine fra trattamenti e sceneggiature – che, tradotto, significa che ho intrattenuto i telespettatori italiani per qualcosa come 400 serate – mi prendo la mia piccola rivincita usando impunemente il gergo soap operesco ogni qualvolta compare all’orizzonte un nuovo stagista (salvo pentirmi e, nella pausa pranzo, tradurgli tutto ciò che ho detto in precedenza).

Nonostante la mia gavetta lavorativa sia terminata da tempo, la gavetta continuo a prepararmela tutti i giorni dato che, per un problema di cui forse fra qualche tempo – quando saremo più intimi – arriverò a parlarvi, non metto piede nella mensa aziendale e consumo i miei pasti nella quasi solitudine dell’ufficio. Si tratta di pasti semplici e leggeri perché è altamente sconsigliabile incorrere in un increscioso papagno post prandium nel bel mezzo di un brainstorming, ma spesso ricevono un bel po’ di sguardi invidiosi dai miei colleghi che si ostinano, tenacemente, a massacrarsi lo stomaco in mensa.

NON LA SOLITA INSALATA (DI RISO)
per 4 persone

300 g di riso parboiled
1 cipolla
3 zucchine
200 g di feta
100 g di prosciutto cotto in un’unica fetta
2 cucchiai di cumino in semi
olio EVO
sale e pepe

Per prima cosa tostare il cumino in una padella calda e metterlo da parte. Poi tritare la cipolla, farla appassire in 3 cucchiai d’olio e, quando sarà diventata traslucida, aggiungere le zucchine, tagliate prima in quattro quarti e poi in fettine di massimo un paio di millimetri di spessore (l’ideale è usare la mandolina). Intanto mettere a bollire l’acqua e lessare il riso che, una volta cotto, andrà sciacquato e raffreddato.  Quando anche le zucchine saranno cotte (non troppo, è bene che rimangano un po’ croccanti), tagliare la feta e il prosciutto a dadini e aggiungere il tutto, insieme al cumino tostato, al riso. Aggiustare di sale, pepare, mescolare bene et voilà, il pranzo è pronto (e se preparate questa insalata la sera prima, lei sarà più buona e voi meno stressati).

Pensavate vi lasciassi così? No, non ne avrei avuto il cuore… il sapere va sempre condiviso!

PICCOLO VADEMECUM PER ASPIRANTI SOAP OPERAI
  • Cittone: (da to cheat) trarre in inganno lo spettatore in modo eclatante e poco elegante solo per ottenere un cliff.
  • Cliff: abbraviazione di Cliffhanger. L’ultima scena dell’episodio, la più intensa, che fornisce un gancio narrativo fortissimo per l’episodio successivo. Il Friday Cliff invece conclude l’ultima puntata della settimana e deve essere ancora più intenso dei quattro precedenti perché deve tenere lo spettatore sulle spine fino al lunedì successivo. Da qui in poi è tutto un crescendo: c’è il Summer Cliff, il Cliff di serie…
  • Bonk: scopata, ma dirlo in americano gergale fa molto più fine…
  • URST: Unresolved Sexual Tension. Per capirlo ci ho messo mesi…
  • LOTS: Look Over The Shoulder. Avete presente quando uno ti dice che ti ama, ti abbraccia e poi, mentre tu non lo vedi, digrigna i denti? Bene, quello.
  • Picappare, Bildappare, Setappare: rispettivamente “riprendere una linea narrativa sospesa nell’episodio precedente”, “aumentare la fiducia di un personaggio rispetto a una determinata situazione”, “gettare le basi per una situazione o una linea narrativa che verrà sviluppata di lì a qualche tempo”.
  • Un piccolo hint: suggeriamo, ma non troppo.
  • N/S: No Speaking ovvero i figuranti.
  • P/S: Poco Speaking ovvero le comparse che dicono solo un paio di battute (fortunatamente rimasto in voga per poco tempo).
  • RE: Regard. Usato in frasi tipo: Tizio e Caio RE Sempronio, ovvero: Tizio e Caio parlano di Sempronio.
  • CLUNKY: In una traduzione molto arbitraria, usato generalmente per indicare situazioni genericamente e involontariamente un po’ ridicole.
  • V/O, V/F: estremamente disorientante perché V/O può significare tanto Voice/Off (cioè  la voce di un personaggio che non viene inquadrato perché, per esempio, è dietro una porta) che Voice/Over (cioé la voce mentale di un personaggio) mentre V/F è una dicitura tutta italiana: Voce Filtrata (attraverso un apparecchio telefonico, la tv, la radio e chi più ne ha più ne metta).

Così, giusto per darvi un’idea…

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15 risposte a "Gavetta"

  1. …soprattutto….che gavetta!!!che onore vederla fotografata!!!geniale il vocabolario dello sceneggiatore…carlaPS ma come cazzo si esce dall'anonimato?????

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  2. complimenti! per la gavetta, per questo blog che è tremendamente piacevole leggere, per questa insalata di riso…. per tutto!

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  3. @Carla: io ce l'ho fatta e quindi puoi anche tu che anonima proprio non sei. Complimenti per il regalo.@Benedetta: Ah, se tutti sapessero usare le gavette ( soprattutto quelle del \”tempo del lavoro\”) come te, nutriremo corpo e spirito con grazia e gioia. Invece si riempie, si svuota, si rompe e si distrugge…..Meno male che esisti! Bravaaaaaaaaaaaaaa

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  4. @lerocher: grazie a voi! Guardo spesso il vostro blog desiderando di passare qualche giorno lì da voi. I vostri complimenti sono graditissimi!@Anna: mi fai diventare più rossa di un peperone.

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  5. un blog delizioso, interessante, divertente…bravissima benedetta!!!!il vocabolario dello sceneggiatore è fantastico!!!!

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