Reminiscenze notturne

Io e mio marito soffriamo d’insonnia. Ma non dello stesso tipo d’insonnia. Se lui tira tardi perché non riesce a prendere sonno e si addormenta solo nel cuore della notte, è quello il momento in cui io – crollata per la stanchezza verso le undici – mi ridesto sapendo che non mi addormenterò di nuovo se non alle prime luci dell’alba. Ovviamente di restare a letto, magari a leggere, non se ne parla perché accendendo la luce disturberei il primo sonno del consorte, così emigro nel soggiorno dove accendo la tv nella speranza di trovare qualcosa che mi distragga abbastanza – di modo che mi passi l’ansia – ma al tempo stesso mi annoi quel tanto che basta a farmi tornare il sonno.

Nello zapping selvaggio che una ricerca così complessa impone, m’imbatto nelle cose più strane e vengo presa da magoni non indifferenti (mi è capitato di rivedere un episodio di Ellery Queen e ricordare esattamente dove e quando l’avevo visto la prima volta: un ristorante di Roccaraso che non esiste più da almeno venticinque anni, durante la settimana bianca del ’79), ma non è che abbia molte alternative. Una volta ho provato a mettermi a cucinare per portarmi avanti con il pranzo del giorno successivo, ma mio marito si è svegliato al suono del santoku che batteva sul tagliere di bambù e si è precipitato in cucina con un ghigno assassino. È stata solo la consapevolezza che ad avere il coltello dalla parte del manico ero io (in senso vero e non figurato), a farlo limitare a dirmi di piantarla e tornarsene a letto borbottando che sono pazza.
Ma non divaghiamo.
Durante una delle mie notti insonni davanti alla tv, mi è capitato di stoppare il mio zapping su Babel, un canale di Sky dedicato alle persone di altre culture e paesi che però vivono in Italia. Il programma era Food e Ricette dove, sostanzialmente, di volta in volta uno straniero che ormai è in Italia da tempo, cucina dei piatti tipici del proprio paese d’origine. Quella sera toccava a Suela, una bellissima signora albanese che – mi sembra di ricordare – fa la commercialista a Latina.
Ora, sarà che sono un po’ strana, ma se mi si nomina la cucina albanese, la prima cosa che mi viene in mente è il ristorante abusivo “I quattro venti” di Staten Island dove l’intrepido Victor Velasco trascina un’entusiasta Corie e i più riluttanti Paul ed Ethel – rispettivamente il marito e la madre di Corie – per una cena che si rivela indigesta e disastrosa. Insomma, la cucina albanese nel mio immaginario non rappresenta proprio il massimo della goduria, e invece…
E invece Suela si mette lì a parlare di un piatto antico, un po’ dimenticato (e infatti in rete non ne ho trovato che flebili tracce) che preparava sempre sua nonna, e alla fine avevo l’acquolina in bocca al punto da rifarlo per cena il giorno dopo e continuare a farlo regolarmente da allora. Sto parlando del…
PISPILI
Per 4, 6 o 8 persone (dipende dalla fame e dall’uso: piatto unico, secondo piatto, antipasto…)
500 g di spinaci puliti
100 g di rucola
1 cipolla bianca piccola
300 g di feta
300 g di farina bramata di mais
sale, pepe nero, olio EVO e acqua
Si tratta fondamentalmente di uno sformato di verdure ed è quindi dalle verdure che si comincia la preparazione. Seguendo i dettami della nonna, Suela mischiava le verdure con il sale e pian piano le strappava a pezzetti sempre più piccoli fino a ottenere una grossolana poltiglia. Io ho fatto così un paio di volte poi mi sono convinta che facevo molto prima a tritarle al coltello e quindi ho cambiato metodo, pur avendo più o meno lo stesso risultato.
Voi fate come preferite, l’importante è che dopo questa operazione otteniate un composto omogeneo e umido a cui aggiungerete – sempre mescolando – la cipolla tagliata a fettine sottilissime, il pepe macinato al momento, un filo d’olio (veramente un filo, non ne serve più di tanto), tre/quattro pugnetti di farina bramata e la feta sbriciolata in pezzi non troppo piccoli.
Ciò fatto, foderate una teglia (io uso una pirofila 20x30cm) con della carta forno che ungerete appena, e rovesciateci dentro l’impasto di verdure, schiacciandolo bene fino ad ottenere uno strato uniforme e compatto. Mettete poi in una ciotola la farina rimasta, aggiungete un po’ d’olio e tanta acqua quanta basta a creare una sorta di malta per intonaci e rivestite quindi la superficie delle verdure in modo omogeneo.
Ancora un filo d’olio per rendere la crosta ben croccante e via nel forno, a 180° (esiste un’altra temperatura?), per un’oretta. Servire tiepido.
Per curiosità: se mai dovessi trovare la ricetta, qualcuno di voi sarebbe disposto a mangiare i knichi (senza addentarli)? 😉

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18 risposte a "Reminiscenze notturne"

  1. Capisco, capisco la sensazione. Vero è, dal pispili ai muffin, passando per una splendida ve******* (non fatemi svelare nulla) i miei occhi hanno visto cose, il mio palato ha gustato cose che voi umani…….. C.

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  2. Un vecchio adagio suggerisce di risparmiare per sperperare, ovviamente quando ne vale la pena. E poi, quando tutto manca, una mezz'ora di tapis roulant e si torna come prima :-))

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  3. Ti leggo con piacere e curiosità.Questo pispili è veramente interessante. Uno di questi giorni lo provo. Complimenti per il blog, è una delizia!

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  4. Va be', devo ancora fare pratica…@Tito: grazie! Ricevere complimenti dagli amici è un conto, averli da chi neanche ti conosce un altro. Ho solo un dubbio, non è che l'ultimo post è un po' sovrabbondante di virgolettati per i tuoi gusti? Come vedi anch'io ti ho letto e confesso di condividere molte delle tue idiosincrasie verso il linguaggio corrente. Una cosa che non sopporto? Frasi del tipo: cucino da quando HO sedici anni. Ma si può?

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  5. @La: diciamoci la verità, in quel film non c'è un personaggio dico uno, che non si può non amare. Dalla mitica Mildred Natwick – stoica mamma di Corei, al fattorino anziano e muto che non dice una parola e si limita ad affannare con sibilo, all'addetto del telefono che si appiattisce contro il muro, al poliziotto alcolista del terzo piano. Ma sì, Victor Velasco svetta su tutti.

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  6. Uno dei miei film preferiti in assoluto! Conta pure su di me per l'assaggio degli knichi! E' un vero piacere leggere il tuo blog, vi rtrovo le mie due passioni insieme, cucina e cinema!Shama shama!Sara

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  7. a quando la ricetta dei Kniki (si scriverà così??)….io ho avuto il privilegio di assaggiarlo il Pispili di Benedetta…è magnifico….con quella crosticina……..slurp…..

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